Lo scaffale di casa nuova

Tutto assume forma, il vortice che porta prima fuori e poi dentro sembra aver smesso di emettere energia caotica dal suo nucleo più profondo. Rimane una leggera brezza.
Posso vedere il vuoto, lo spazio intorno a me e la mia casa. Singoli momenti appaiono durante il mio viaggio verso la porta d’entrata, come attori in azione, vedo persone recitare la propria parte e io recito la mia.
Il piccolo albero appena piantato nel mio giardino è fragile, le sue radici quasi non scalfiscono la superficie. Il miraggio di un giardino rigoglioso è in potenza nell’intimità di quei fili trasparenti che già qui, in questo futuro presente, sono radici possenti. Comprendo meglio quali meccanismi guidano questo spazio. Percepisco con maggiore lucidità ogni ruolo. Cerco altri alberi da piantare, il tempo presente si sovrappone al futuro.
In casa, scaffali vuoti sono già pieni perché seguo il processo.

Eppure quegli scaffali vogliono essere pieni e vuoti allo stesso tempo, perché la bellezza di riporre un piccolo oggetto su di essi supera quella del vedere lo scaffale pieno.
Una pietra piccola come un pollice, posata in quello spazio, si trasforma. Trasformazione impercettibile, da guardare con occhi diversi. La pietra espande la sua energia, si prende lo spazio che crede di meritare, tiene vicino a sé gli oggetti che aumentano la sua forza.
Nel buio della notte lo scaffale rivela la sua ombra, che diventa a sua volta oggetto vivente che urla. Urla perché è vuoto, perché senza luce presente e futuro non sono più la stessa cosa. In quel momento, nell'ombra, le cose vengono posate senza senso. La pietra non riconosce ciò che la rafforza. È smarrita, privata del suo momento per compiere il suo compito su quello scaffale.

A volte, nell’oscurità, sembra di appoggiare oggetti che invece rimangono sospesi e non toccano mai la superficie dello scaffale.
A volte, invece, alcune cose chiedono di occupare lo spazio di un oggetto già sistemato e, in quel momento, l’energia di uno distrugge quella dell’altro oppure rimangono entrambi sospesi.
L’aria non li sorregge.
Con la conca delle mie mani tengo su prima uno, poi l’altro, occupando così il mio tempo e quasi dimenticando gli oggetti che invece poggiano stabilmente sullo scaffale. Servirebbe porre altrove uno dei due e lasciare che l’energia di ognuno esista senza vincoli. Ma nel buio il futuro presente non si manifesta. E spostare gli oggetti accende il vortice caotico di energia, generando un vento forte. La paura che quel piccolo germoglio di albero appena spuntato possa essere distrutto dal vento rende ogni movimento complicato. Rimango nella leggera brezza, con le mani a conca.

.ab

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